Osho Rayneesh (Arancioni)

Tratto da: ANNA MARIA MELLI, Sètte e Nuovi Movimenti Religiosi in Italia e in Friuli, ed. Chiandetti, Roana di Rojale (Ud), 1998

L’origine in India.

Il movimento degli Arancioni (dal colore caldo della veste) o dei neo-sanniasi (i sanniasi nella tradizione indù sono asceti che rinunciano ai piaceri della vita, i “neo” l’esatto contrario) nasce ufficialmente nel 1974: Bhagwan Shree Rajneesh, dichiarando se stesso “illuminato” e la sua “illuminazione” la vetta più alta della consapevolezza umana, abbandonata nel 1966 la docenza di filosofia a Bombay, predica la “meditazione dinamica”, con conferenze in varie parti dell’India, apre a Poona (India) un ashram in cui entrano molti occidentali e fonda la Rajneesh Foundation International.

La conquista dell’occidente

Nel 1981 Rajneesh si trasferisce negli Stati Uniti. Dall’acquisto di un grande ranch nell’Oregon sorge in breve la “città di Rajneesh” con aeroporto, diga e lago artificiale, casinò, centri commerciali, aziende agricole. Gli Arancioni conquisteranno poco dopo la maggioranza del consiglio comunale della vicina cittadina di Antelope. Intanto Rajneesh, vestito di seta, a bordo di una delle quasi 100 Rolls-Royce a sua disposizione, percorre ogni giorno le campagne dell’Oregon. Il 1985 è l’anno della crisi che tuttavia non fermerà il movimento. La segretaria Ananda Sheela lascia Rajneeshpuran. Il guru l’accusa di essere fuggita con la cassa, ma in seguito ad indagini Rajneesh viene arrestato e, nonostante la cauzione di 500 mila dollari per la sua libertà, viene espulso dagli USA. Si sposterà in numerosi paesi, quindi tornerà a Poona ove, col nome di Osho1 resterà fino alla morte (1990).

In Italia

In Italia gli Arancioni appoggiandosi all’allora partito radicale, si diffondono in parecchie città con centri a Miastro (Siena), Milano, Novara, Varese, Bergamo, Torino, Forlì, Modena, Livorno, Roma, Treviso… In provincia di Udine l’Osho Meditation Center — che di recente ha mutato la denominazione in “Rakesh-Osho Meditation Center” — propone numerose e svariate attività: dagli stages di “sincronicità” per l’unione delle coscienze con la coscienza del tutto, al gruppo alchemico con ipnosi eriksoniana, al respiro circolare e cosciente, a viaggi sciamanici, a tecniche Reiki e di Osho prana healing, ad incontri per ricordare vite precedenti, a serate di Luna Piena Shamanica ed a channeling.

Dottrina e tecniche

Nella dottrina di Osho e nelle tecniche praticate nel suo movimento temi e rituali tratti da induismo, tantrismo, dalla mistica dei sufi, dai saggi del Tao e dallo zoroastrismo, si mescolano a elementi e tecniche della psicologia e psicoterapia occidentali (Freud, Jung, Adler sono i più “visitati” autori) e a tesi di filosofi come Nietzsche ed Eraclito, in un sincretismo fuori dal comune che non ignora neppure Paolo di Tarso e lo pseudo-Dionigi e l’alchimia tardo-medioevale.
Una sintesi delle idee di Rajneesh è impresa ardua. Lo scrive egli stesso: “Non ho alcun catechismo. Dovete leggere i miei libri. Dovete addentrarvici come in una giungla ed andare alla ricerca del messaggio. Non so se riuscirete a trovarne uno o se finirete col perdervi. La seconda ipotesi è la più probabile”2. Alcune affermazioni, comunque, ritornano con insistenza: Dio, come persona, è una finzione non esiste.
Divinità è l’esistenza, comune a tutto ciò che ha forma ed è materia. Neppure l’aldilà dopo la morte esiste (la reicarnazione, sì). La felicità, così, consiste nel “divenire se stessi sempre più”, immergendosi nella vita, liberando le proprie energie creative in assoluta libertà specialmente nel campo sessuale. Il sesso e l’atto sessuale — secondo la rilettura che Osho fa del tantrismo — sono mezzi per progredire nell’ascesi spirituale e arrivare a trascendere la sessualità senza reprimerla. Analoghi insegnamenti sono impartiti in altri gruppi che si ispirano anche a Osho, come ad esempio l’A.I.E.T. (Associazione Italiana di Evoluzione Transpersonale made in Udine).
Ogni legame che intralcia l’autorealizzazione — famiglia, religione, morale — va reciso. Il discepolo deve innanzitutto tornare “all’ignoranza primitiva”, farsi “vuoto”, tornare ad essere “il bambino che genitori, preti, politici, educatori hanno distrutto”, divenire docile al maestro fino a ritenerlo Dio ed opera nei suoi confronti il loro “surrender” (consegna, resa): anche il discepolo allora potrà sentirsi tale. “Se ti fidi del tuo maestro al punto di riuscire a ucciderlo se lui te lo chiede, solo allora puoi essere liberato e non prima”3 insegna il Guru.
Tra le tecniche di meditazione — più di 40 — spicca quella “dinamica”: dura un’ora e si compone di 5 tempi con respirazioni particolari, grida, pianti catartici, movimenti sconnessi, canti, balli, risa, libero abbandono delle sensazioni che emergono4.
Un’altra meditazione è quella di “illuminazione intensiva”: a coppie, 18 ore al giorno per tre giorni, i meditanti seduti uno di fronte all’altro si domandano: “Dimmi chi sei?” per stimolarsi a penetrare a fondo del proprio io; mentre nella “meditazione di preghiera” si deve “vibrare con la natura”, “fondersi con l’energia”. Le indicazioni di Osho Rajneesh per la preghiera, distinte in due fasi, sono: “Inginocchiati per terra con la schiena diritta; sta in silenzio e apriti. Solleva in alto le braccia, alza lo sguardo al cielo, non sentire altro che il fluire della vita in te. Sentiti come uno scroscio d’acqua, appena l’energia scorre verso il basso come acqua sentirai una leggera vibrazione attraverso le braccia. Sii come foglia che trema al soffio del vento…lascia semplicemente avvenire quello che accade” (1^ fase). “Quando avverti di essere completamente calmo, chinati verso terra e baciala. Diventa un semplice intermediario che permette all’energia divina di unirsi all’energia della terra; allora percepirai lo scorrere verso l’alto dell’energia nascosta nella terra. Una volta la terra, una volta il cielo; una volta sopra, una volta sotto: Ying e Yang, femminile e maschile. Tu scorri; tu mescoli; lasci cadere te stesso completamente. Non sei più, diventi uno…ti fondi (2^ fase). L’ “energia” è uno dei concetti-chiave della dottrina di Osho ed in base ad esso vengono regolati i tipi di rapporto tra le persone.
Un posto importante hanno anche i “tantra-groupes” basati su atteggiamenti e pratiche sessuali. Da qualche anno si richiede un Aids-test.
Oggi gli arancioni si dedicano maggiormente a vari tipi di “terapie” alternative e di corsi: massaggi, riflessologia plantare, medicina olistica, bioenergetica, ipnosi eriksoniana, reiki, fiori di Bach, feldenkrais, danza vivificante, tai-chi, seminari sciamanici, channeling, “emotional and energy release”, terapia del respiro, lavoro con i cristalli, “metaphysical counselling”, corsi di tarocchi come “scoperta delle tappe fondamentali della propria vita”, massaggio psichico, lavoro energetico sui chakra5, orientandosi nella direzione dei gruppi di sviluppo del potenziale umano “alchemici” e in atmosfera New Age.
Recentemente è rinato “Re Nudo”, il giornale della controcultura radicale anni Settanta. Tra gli azionisti attuali figurano anche nomi “illustri” del mondo di Osho: (Andrea) Majid Valcarenghi, (Veniero) Miten Amico Galvagni (fondatore dell’A.I.E.T.), Associazione Osho Miasto s.n.c. e altri ancora. Non sono più obbligati a vestire arancione né a portare la “mala” (collana di 108 grani con il ritratto di Rajneesh); usano però ancora il nome nuovo che ricevono nella cerimonia di iniziazione. Tecniche, terapie, meditazioni hanno, ovviamente, i loro prezzi non sempre stracciati.

1 Il 27 febbraio 1989 i suoi seguaci decidono di chiamarlo “Osho”, abbreviazione dell’Oceanic inglese. Osho indicherebbe colui che esperimenta il “dissolversi” nell’oceano dell’esistenza”.2 B.S.RAJNEESH, Preti e politici, la mafia dell’anima. Rajneesh Services Corporation, Arona, (No), 1987, p. 118.

3 B.S.RAJNEESH, La dottrina suprema, Rizzoli, Milano, 1983, p. 30.

4 Ma c’è anche la meditazione che si articola in tre tempi principali: il primo giorno bisogna ridere per tre ore, il secondo piangere per tre ore, il terzo meditare, sempre per tre ore.

5 Nella fisiologia umana dello yoga assunta dal tantrismo, lungo la colonna vertebrale si trovano i sette centri (chakra) di energia vitale, il primo in corrispondenza degli organi sessuali, il settimo in corrispondenza del cervello. Con lo yoga quel flusso di energia vitale sovrasensibile — la mitica Kundalini che nel tantrismo è presentata come Shakti e latente nel chakra più basso — viene risvegliato e fatto risalire di chakra in chakra, fino al vertice del capo dove si unisce al dio Shiva dando al praticante yoga (lo yogin) l’illuminazione