Sahaja Yoga

L’organizzazione Sahaja yoga, è stata fondata da Shri Nirmala Mataji Devi “Grande Madre Divina Immacolata”.

Origine

Nirmala nasce in India nel 1923, in una famiglia protestante, Nirmala afferma di possedere fin dall’infanzia particolari poteri. Nel 1970, dopo essersi sposata con un alto funzionario delle Nazioni Unite,a seguito di una straordinaria esperienza spirituale, si sentì investita di una missione di salvezza per l’intera umanità. Iniziò così la sua predicazione, che consiste nel diffondere fuori dell’India le tecniche del sahaja-yoga

Struttura

La maggioranza dei fedeli del sahaja yoga hanno una età fra i venti e i quarantacinque anni e provengono da classi medie. All’inizio la conversione avveniva grazie ai rapporti interpersonali tra amici; oggi i nuovi membri cominciano a frequentare una riunione settimanale dove possono vedere una videocassetta di Shri Nirmala. I devoti più coinvolti meditano individualmente ed a volte in gruppo due volte al giorno, rinunciano alle relazioni familiari e sociali, rifiutano la medicina moderna, ricorrono invece alla medicina tradizionale ayurvedica (che consiste nel ristabilire l’equilibrio organico mediante i cinque elementi: terra, acqua, fuoco, aria ed etere). Si contano circa un migliaio di adepti in India, e in Europa diverse migliaia. La “Fondazione della Vita Eterna ” dirige i progetti internazionali di questa organizzazione.

Dottrina

Sahaja yoga consiste in una tecnica di meditazione e concentrazione che deriva dalla parola sahaj che significa “senza sforzo, serenamente”, la quale, mediante la purificazione e il potenziamento di presunti centri energetici o chakra, consentirebbe la vera conoscenza di se stessi. Lo scopo è quello di risvegliare una energia chiamata Kundalini .

Shri Nirmala, una delle poche donne al mondo con un ruolo di guru, identifica l’ “Energia” con lo “Spirito Santo” e i sette chakra con la croce di Cristo. Nei centri di Sahaja yoga lavorare sulle energie del corpo vuol dire prendere la propria croce e salvarsi con le proprie forze, questo richiede comunque una vita ordinata e casta. La grande Madre inoltre, recupera ed integra le credenze classiche della religiosità indiana come la reincarnazione, il panteismo, le molteplici incarnazioni divine ed anche il fine ultimo rappresentato dal dissolversi della propria individualità, nel grande oceano del Tutto cosmico identificato con Dio.

Non mancano neppure riferimenti sorprendenti al cristianesimo, come si è accennato più sopra : ” il Sahaja Yoga è il Giudizio Universale. Quello descritto nella Bibbia. Siete giudicati solo dopo aver aderito al Sahaja Yoga. A questo scopo, tuttavia, dovete arrendervi completamente, dopo essere venuti al Sahaja Yoga … dovete sapere che io sono lo Spirito Santo. Io sono l’Adi Shakti. Sono venuta sulla terra per la prima volta in questa forma per compiere questo compito tremendo. Cristo sono Io, ora, seduta di fronte a voi”.

Tralasciando il culto della personalità, il messaggio di Shri Nirmala ha acceso numerose critiche per le sue sorprendenti affermazioni. Nel sistema yogico di Shri Nirmala ad ogni centro energetico, il cosiddetto chakra, è preposta una specifica divinità del pantheon indù, pertanto lo specifico chakra, corrispondente al “terzo occhio”, che viene localizzato tra le sopracciglia, sarebbe addirittura sottoposto alla “deità” di Cristo: “Gesù Cristo si incarnò per aprire l’ajna-chakra e per dissolvere il nostro ego (…) a questo proposito dovete recitare il Padre Nostro composto da Gesù Cristo. Non dobbiamo glorificare la croce per il fatto che Cristo vi fu crocifisso, ma la croce è simbolo dell’ajna-chakra, e la stessa Svastika, che ha lo stesso disegno di base, trova la sua raffigurazione evoluta nella croce. Così, quando glorifichiamo la croce, stiamo glorificando il nostro ajna-chakra attraverso il quale accettiamo la vita come dedizione e sacrificio. E se guardiamo avanti, dopo la croce, sappiamo che c’è la risurrezione.”

Il tentativo della Grande Madre di armonizzare il Vangelo con sahaja-yoga ha prodotto una serie di affermazioni su Gesù Cristo inaccettabili per qualunque cristiano. Shri Nirmala con questa operazione intende screditare l’interpretazione tradizionale della Scrittura per sgombrare il campo e imporre la sua concezione sincretistica della religione. Il movimento della Grande Madre registra una costante avanzata, è ormai presente in modo capillare in 56 paesi. Anche alla porte di Roma è stato aperto un centro, una scuola per i figli dei devoti di Shri Nirmala, che conta tra i 50 e i 70 interni, di età compresa tra i 4 e i 6 anni.

Aspetti controversi

Sebbene molti ex-devoti di Shri Nirmala affermano che tutte le pratiche del sahaja yoga sono discutibili, vi sono comunque alcune particolari pratiche che per la maggioranza delle persone risultano essere estremamente difficili da fare proprie. Il credo principale del gruppo, che cioè la Grande Madre sia Dio incarnato, fa ritenere che abbia straordinari poteri, per cui lei è sempre nel giusto, conosce tutto del passato e del presente e saprà tutto ciò che accadrà in futuro. Ogni parola da lei proferita è vera parola di Dio, inoltre ciò che lei fa o compie è quanto Dio desidera esprimere in quel momento. Chiunque dubitasse che Shri Nirmala è Dio attirerebbe terribili disgrazie su di sé. Infine il corpo della Grande Madre è da adorare e, di conseguenza, ogni cosa da lei sfiorata diventa santa. Perfino il suo sguardo ha il potere di benedire o di gettare una maledizione.

Pensiero della Chiesa

“(…) Nell’uomo vi è un’insopprimibile aspirazione a vivere per sempre. Come pensare a una sua sopravvivenza al di là della morte? Alcuni hanno immaginato varie forme di reincarnazione. In dipendenza da come egli ha vissuto nel corso dell’esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più nobile e più umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata in alcune religioni orientali, sta a indicare, tra l’altro, che l’uomo non intende rassegnarsi all’irrevocabilità della morte. E’ convinto della propria natura essenzialmente spirituale e immortale. La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l’uomo è chiamato a realizzare nel corso di un’unica esistenza sulla terra. Questo compimento del proprio destino l’uomo lo raggiunge nel dono sincero di sé, un dono che è reso possibile soltanto nell’incontro con Dio (…)”(Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente,9).

“Il Cristo non può essere confiscato da nessuno. Essendo allo stesso tempo uomo e Dio, oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio e non può essere imprigionato neanche nelle frontiere della Chiesa che egli stesso ha fondato. Egli ha detto: “Se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui, ecco è là’ , non ci credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto” (Mc 13, 21-23). (…) Noi non dobbiamo aderire a un Cristo di invenzione umana, ma al Cristo dei Vangeli che è venuto per rendere testimonianza alla Verità. Ora, quale Cristo ci presentano le sette e i movimenti esoterici che si moltiplicano da noi? Quale salvezza ci offrono? Dio sa se gli uomini della nostra terra sono alla ricerca di salvezza, una salvezza che non oltrepassa, per molti di loro, gli orizzonti puramente terreni. San Paolo ha parlato “con le lacrime agli occhi” di coloro che “si comportano come nemici della croce di Cristo”, “che apprezzano solo le cose della terra” (Fil 3, 18-19). Ci parla anche di uomini che “non sopporteranno più la sana dottrina, ma per il prurito di udire qualcosa, si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole”(2Tm 4, 3-4) ” (mons. Robert Sastre, Benin).