Scuola Scientifica Basilio (ECB)

tratto da: Movimenti Religiosi Alternativi n. 15 , in ‘Dossier’ della rivista ‘Presenza Cristiana’

di Davide Ventura

Introduzione

“Lo spiritismo è la compensazione spirituale che si concede il positivismo. Quando non si può più credere (nel senso giudaico-cristiano del termine), si ha bisogno di prove ‘concrete’ della sopravvivenza dell’anima; è a partire da queste prove ‘sperimentali’ che si costruisce una vita nell’aldilà”. Sono parole dello storico Mircea Eliade e valgono assai bene a puntare i riflettori su ciò che essenzialmente distingue la fede cristiana dalle pratiche spiritiste, anche quando esse si presentino sotto una veste formale di compatibilità o anche di piena adesione al messaggio di Cristo.
Lo spiritismo classico, nato nel secolo scorso insieme al positivismo, non ha mai amato presentarsi sotto le vesti di un’organizzazione monolitica, preferendo sfrangiarsi in tanti rivoli dottrinali quanti erano i gruppi informali che tentavano per suo tramite di entrare in contatto con le ‘entità disincarnate’. Come tale esercitò un’influenza diffusa e coestensiva al diffondersi nel senso comune della mentalità positivista che pretendeva di estendere i metodi e gli scopi della moderna scienza sperimentale quantitativa a tutti i campi della ricerca umana, quindi anche alla ricerca spirituale. I temi cristiani furono raramente centrali nello spiritismo di questa età che attendeva da un momento all’altro il crollo della Chiesa sotto i colpi delle scoperte scientifiche.
Oggi, mentre si assiste a un deciso regresso dello spiritismo classico dei tavolini ballanti, e di fronte a una persistente vitalità della Chiesa, è interessante osservare il successo e l’espansione di un gruppo spiritista che, pur affondando le sue radici nell’ambiente dello spiritismo classico, si presenta come un’organizzazione centralizzata e con una forte presenza di motivi tratti dalla religione cristiana.

Origini della Scuola Scientifica Basilio

Negli anni a cavallo tra i due secoli, in Francia, Blanche Aubreton de Lambert è allieva dello “Zuavo Jacob”, guaritore alternativo e spiritista. Trasferitasi in Argentina, entra in contatto con Eugenio Portal. Il loro sodalizio viene cementato da una serie di apparizioni dovute alle doti medianiche della “sorella Blanca”; Basilio Portal, il defunto padre di Eugenio, è il primo a presentarsi, predicendo una grande missione ai due e precisamente quella di restaurare il vero cristianesimo. Cristo in persona si materializza due anni più tardi per confermare le parole di Basilio. È nata ormai la “Scuola Scientifica Basilio” (Ecb dalle iniziali spagnole della denominazione), che dopo alcuni decenni di consolidamento in patria conosce ora una significativa espansione in tutta l’America Latina e anche in Europa.

Il Dio dell’Ecb

Un rapido sguardo alla dottrina della Scuola permette di riconoscere la piena conservazione del vecchio impianto spiritista anche sotto i “panni” cristiani. Centrale è la concezione della ricerca spirituale come diretta e controllabile esperienza sensibile delle realtà occulte, attraverso la pratica della medianità. Tutta l’attività del gruppo si presenta come fondata su procedimenti strettamente scientifici (da cui il nome dell’organizzazione), caratterizzati da precisione, ripetitività e da una perfettibilità tale da poter ricoprire in prospettiva l’intera conoscenza delle realtà “spirituali”.
La Scuola proclama di credere in Dio (anzi, meglio, di conoscerlo); è ovvio dai presupposti che si tratta però di un Dio assai diverso da quello assolutamente trascendente proprio della tradizione giudaico-cristiana: è un Dio “né misterioso, né mistico”, il cui grande splendore può essere abitualmente e pienamente percepito nelle sedute medianiche rituali della Ecb.
Coerentemente ogni irruzione di ciò che è veramente soprannaturale nel nostro mondo, come i miracoli di cui abbonda la tradizione cristiana, viene respinta come aggiunta posticcia.

Caratteristiche gnostiche

La Ecb riprende in pieno l’impostazione di tipo gnostico che lo spiritismo classico dà al problema della creazione della materia: il male e l’errore non sono successivi alla creazione di una realtà materiale in sé buona, come è il caso nella tradizione giudaico-cristiana, ma ne sarebbero la causa e il presupposto; in seguito al traviamento di alcuni degli spiriti creati originariamente in uno stato di perfezione, Dio avrebbe provveduto a limitare il contagio confinando questi spiriti in una serie di mondi di perfezione decrescente, dove avessero la possibilità di riconoscere il loro errore per essere gradualmente reintegrati nel primo mondo. L’ultimo di questi mondi, il trentatreesimo, sarebbe quello che noi conosciamo.
Naturalmente, anche questa dottrina viene provata “sperimentalmente” attraverso la veggenza medianica. I mondi inferiori vengono gradualmente bonificati a misura che gli spiriti in essi imprigionati si purificano e riparano la colpa contratta con la loro ribellione. La possibilità di una durata eterna di questa ribellione, e quindi di un possibile stato “infernale”, viene esplicitamente negata: tutti gli spiriti “errati” evolvono gradualmente e saranno prima o poi reintegrati nel loro stato originario. Va da sé che, nel quadro di una simile concezione, niente assicura che questo stato originario così a caro prezzo riconquistato sia a sua volta stabile, e tutto il meccanismo della caduta e della riparazione non abbia a presentarsi una infinità di volte. Ma su questo la dottrina della fede Ecb, opportunamente, tace.
La creazione originaria degli spiriti non sarebbe poi avvenuta dal nulla, ma da “elementi preesistenti” sulla cui origine non è dato sapere nelle dottrine della Scuola, così come non ci viene spiegato come sia potuto insorgere fra essi il “turbamento originario” a partire da uno stato di perfezione e di completa uguaglianza fra gli spiriti.

Materialismo ‘spirituale’

Un altro tratto caratteristico dello spiritismo che appare nelle dottrine della Ecb, è quello che si potrebbe chiamare ‘materialismo spirituale’. Già il fatto di invocare una conoscenza sperimentale delle realtà spirituali indica chiaramente che ciò che la Ecb chiama “spirito” non ha nulla di comune con la realtà che va sotto il medesimo nome della dottrina cristiana. Lo spirito della Scuola è una specie di fluido che occupa un volume ben preciso (200 centimetri cubici), si adatta agli interstizi molecolari e può essere frantumato, come di fatto avviene per gli spiriti “errati”, la cui turbolenza produce moti disordinati che vengono descritti con precisione meteorologica. Lo spirito interagisce con la materia (o meglio col resto della materia) tramite un “perispirito” che nell’uomo è uno strato che segue i contorni della persona dello spessore di 5 centimetri. A seconda del loro stato “spirituale”, gli spiriti vengono poi percepiti dalla veggenza medianica di colore nero, rosso, bianco o marrone.
Tutto il “mondo dello spirito” si riduce quindi a una mera realtà materiale dilatata, in cui cioè entrano elementi non percepibili tramite i normali sensi, ma attraverso un “sesto senso” medianico a sua volta puramente materiale, così come l’esistenza di un neutrone non può essere rilevata da vista o udito, ma da una apposita strumentazione scientifica.

Purificazione

Per la Ecb, questa conoscenza “spirituale” non è fine a se stessa, ma ha lo scopo di indirizzare l’uomo a meglio depurarsi delle scorie della ribellione che ha commesso come spirito puro, facendogli conoscere la volontà di Dio circa il suo comportamento. Visto che l’intero mondo materiale con le sue miserie è stato creato appositamente per permettergli una tale presa di coscienza, assume molta importanza nella dottrina etica della Scuola l’accettazione della sofferenza come riparazione della sua colpa (il termine colpa è comunque qui poco appropriato: per la Ecb non si dà errore se non per ignoranza, e quindi non vi è colpa propriamente detta). Nonostante le apparenze, anche questa concezione etica non ha nulla in comune con quella che emerge dalla tradizione biblica. Per la Ecb l’accettazione della sofferenza diventa un puro esercizio istruttivo, e la “riparazione” che avviene per suo tramite non è che una presa di coscienza di realtà dimenticate o trascurate. È completamente assente il carattere oblativo e sacrificale della morale biblica che ingiunge di amare Dio a preferenza di noi stessi, con tutto ciò che a questo consegue (per la Ecb “non si giunge a Dio per mezzo di offerte e penitenze”). Ciò che rimane è una specie di morale sociale, una benevolenza fraterna verso tutti gli uomini (la “fraternità”), il rispetto della loro libertà e la consapevolezza dell’uguaglianza originaria di tutti gli uomini nel loro stato spirituale. Non si fa fatica a scorgere in questa etica la “triade sacra” (liberté, égalité, fraternité) della Rivoluzione francese, i cui ideali raggiungono la Ecb tramite la prossimità degli ambienti giacobini della Francia del secolo scorso con i fondatori della Scuola (e dello spiritismo in genere).

Estraneità della Ecb alla tradizione biblica

Rimane da trattare più ampiamente delle pretese della Ecb di rappresentare il vero cristianesimo. Già si sono messe in evidenza svariate gravi discrepanze tra gli insegnamenti della Scuola e quelli della Bibbia. Questo senso di totale estraneità alla tradizione biblica aumenta poi quando si passa a trattare della figura di Gesù Cristo. Gesù non sarebbe di natura diversa dagli altri spiriti incarnati, se non per la sua missione eminente di rivelare all’umanità la dottrina spiritista e l’uso della medianità (missione che comunque avrebbe in comune con tutti gli altri fondatori di religioni).
La nascita di Gesù (avvenuta a Nazareth, e non a Betlemme) non avrebbe presentato alcun carattere soprannaturale, e comunque Maria avrebbe avuto ben sette tra figlie e figlie. Come si è detto, nessun elemento miracoloso nella vita di Gesù è ammesso dalla Scuola. Oltre a negare la divinità di Cristo, la Ecb contraddice pure il principale pilastro dell’annuncio cristiano, ossia la resurrezione di Cristo, il cui corpo, sotterrato di nascosto dalla Maddalena, si troverebbe ancora da qualche parte in Palestina, preservato dalla particolare natura del terreno in cui fu sepolto.
La Ecb prescinde completamente da ogni riferimento alla Sacra Scrittura che non viene pressoché mai nominata nei suoi testi. D’altra parte, è evidente che il concetto stesso di Rivelazione si accorda male con le pretese della Scuola di giungere alle sue conclusioni per mezzo dell’evidenza sperimentale.
Qui si giunge forse al cuore delle motivazioni profonde che causano l’adesione a queste dottrine; come suggerisce Eliade nelle righe citate all’inizio, vi è nello spiritista una vaga consapevolezza della insufficienza delle nostre conoscenze sensibili per dare conto dei misteri dell’esistenza, e insieme a questo vi è un’acuta sensibilità circa il problema dell’esistenza del male. Insieme però a queste caratteristiche vi è una profonda indisponibilità a ricevere la soluzione di questi problemi da una fonte che sia radicalmente al di fuori del nostro sistema di coordinate terrene, e che sia assolutamente irriducibile a tutte le nostre esperienze materiali, sia attuali che possibili.
Lo spiritismo si aggrappa così all’illusione di poter indagare le cose dello spirito con i mezzi della materia, al prezzo evidente di ridurre lo spirito stesso a materia. Questo atteggiamento è l’esatto contrario di ciò che un cristiano conosce come fede. Ogni profonda acquisizione spirituale viene, per un cristiano, direttamente dal Padre, che muove la nostra affettività e il nostro intelletto configurandoli alla trascendenza delle cose dello spirito, senza che alcun moto sensibile possa indicare la trasformazione che in tal modo si compie. Gesù afferma: “Nessuno può venire a me se non gli è concesso dal Padre mio” (Gv 6,65); e a Pietro che lo riconosce come Cristo dichiara: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Tutte le Scritture sottolineano il carattere assolutamente trascendente i sensi materiali (nonché gli eventuali “sesti sensi” psichici) di questo originalissimo modo di conoscenza che è la fede. E già S. Ignazio, pochi decenni dopo la Resurrezione, scrive che “il cristianesimo non è opera di persuasione, ma di grandezza” (Rm III,3). Non “evidenza sperimentale”, dunque, ma opera diretta di Dio nei credenti.

Interpretazione falsata della storia

Un’ultima nota sulla “Scuola di Basilio”. I suoi insegnamenti appaiono spesso non soltanto in disaccordo con i dati della Rivelazione biblica, ma pure con la storia e il buon senso. Basti qualche esempio. Raccontando gli eventi del concilio di Nicea, che secondo la Ecb avrebbe segnato il punto di frattura fra l’originale cristianesimo spiritista e quello che noi oggi conosciamo, vediamo comparire come grande avversario della divinità di Cristo e difensore dello spiritismo un Alessandro Ario, vescovo di Alessandria di Egitto. Questa figura si presenta alla più elementare verifica storica come un miscuglio fra Ario, che vescovo non era, e Alessandro, effettivamente vescovo di Alessandria, che fu al contrario fra i più decisi assertori della divinità di Cristo. Va da sé che in tutta la monumentale bibliografia contemporanea che ci rimane circa il concilio di Nicea e circa il dibattito che lo seguì non è dato di trovare un rigo che parli di spiritismo.
Ma c’è di peggio. Maria Maddalena ha un figlio di nome Giovanni Nepomuceno (che deve essere stato parecchio longevo per morire martire a Praga nel 1393 (!), come risulta alla ricerca storica). Fra i fratelli e le sorelle di Gesù troviamo nomi come Blanca (precedente incarnazione della omonima fondatrice della Scuola!), di cui si stenta alquanto a trovare l’attinenza col mondo palestinese dell’età di Cristo, mentre risulterebbe meglio innestato nel quadro di un serial televisivo sudamericano, alle cui strutture narrative, d’altra parte, si avvicinano moltissimo per pathos e dettaglio i tanti racconti sulle vicende della Sacra Famiglia e degli Apostoli che la Ecb riceve tramite la “medianità della veggente.”.
Non si può far a meno di constatare amaramente quanto sia ormai operante quella “potenza dell’errore” (2 Tess 2,11) di cui parla s. Paolo, perché la falsità possa presentarsi pressoché esplicitamente come tale, e venire creduta da decine di migliaia di persone.