Società Teosofica

di Laura Rossi

TEOSOFIA

Perché parlare di teosofia? Perché i movimenti esoterici e occultistici moderni fanno riferimento ai principi teosofici. Il sostantivo «teosofia» è stato composto mediante due parole greche theos (dio) e sophia (sapienza): cioè «Sapienza divina», «scienza di Dio». Nel contesto delle tendenze del moderno occultismo, è un termine che significa «dottrina segreta», «saggezza antica», «tradizione sacra», «gnosi originaria». Il teosofo sostiene di essere un uomo che ha avuto il privilegio di ricevere contatti che lo trasportano nel cuore stesso dell’Essere e, grazie a questa conoscenza diretta dell’Assoluto divino, di rispondere in modo coerente e logico a tutti i grandi problemi relativi all’interrelazione tra la Divinità, l’universo e l’uomo.
Per quanto riguarda la visione del mondo, la Teosofia porrà all’inizio un Assoluto impersonale, dal quale procedono il Dio manifestatosi e poi tutte le cose secondo un monismo radicale. Per quanto riguarda l’aspetto religioso, si ispira alle dottrine gnostica di autoredenzione (conoscenza del sé = conoscenza di Dio). Se «tutto è uno», come insegna il monismo, ne consegue che anche le religioni nel loro nocciolo, sono infine un tutt’uno. In questo senso generale la parola teosofia si applica pertanto a molti sistemi che rispondono alle caratteristiche indicate, però nel suo significato specifico, la parola indica una forma contemporanea di questa vasta categoria spirituale: gli insegnamenti della Blavatsky.

MADAME BLAVATSKY E LA «SOCIETÀ TEOSOFICA»

Helena Petrovna Hahn, è nata a Ekaterinoslav (Russia Meridionale) da una famiglia aristocratica. Nel 1848 sposa N.V. Blavatsky, alto funzionario russo, ma ben presto chiede la separazione. Moltiplica i contatti con le organizzazioni occultistiche. È dal 1851 che cominciò a essere iniziata all’«antica Sapienza» della Grande Fratellanza Bianca, formata da esseri umani superiori chiamati Adepti, Maestri o Mahatma, ed ella stessa è dotata di capacità medianiche. La Blavatsky ha avuto occasione di conoscere iniziati orientali nel lungo soggiorno in India. Nel 1871 compirà un breve viaggio al Cairo: nella capitale egiziana entrerà in contatto con un’organizzazione che si rifaceva agli antichi Rosacroce, la Fratellanza di Luxor. In seguito, vivrà molti anni a New York, dove diventerà «medium di professione». Nel 1875 fonda la Società Teosofica. Pubblica due grandi opere: Iside svelata (1877) e la Dottrina segreta (1888). Svolge grandissima attività, divide il suo tempo tra Stati Uniti e Inghilterra; muore a Londra, quando il movimento teosofico si trova in pieno sviluppo. Dopo la scomparsa della fondatrice, il movimento subirà diversi scismi, il più importante, in reazione contro il ramo più numeroso che aveva la sede internazionale a Adyar (vicino a Madras). Questo scisma consisterà nella formazione da parte di W. Q. Judge, della Loggia Unita dei Teosofi. La loggia che rifiuta tutti gli apporti successivi alla Blavatsky, rimprovererà alla Società Teosofica (del ramo di Adyar) di essersi costituita – sotto l’influenza di C. W. Leadbeater e di Anne Besant – in gruppo con forma iniziatica rituale (il «Circolo interiore» della Società Teosofica); infatti, dal 1909 in poi la Besant subisce l’influenza dell’occultista Leadbeater che vedeva nell’indu Krishnamurti-bambino il nuovo redentore del mondo e addirittura la reincarnazione del Cristo con 30 esistenze precedenti (questi però rifiutò tale posizione e seguì la propria strada di maestro spirituale). Fu questa l’occasione per Rudolf Steiner — e con lui per gran parte dei teosofi tedeschi — di staccarsi dalla Società Teosofica e fondare nel 1913 la Società Antroposofica.

CHE COSA DIFFERENZIA IL TEOSOFISMO DALLO SPIRITISMO?

A. Mentre lo Spiritismo si presenta come una rivelazione liberamente offerta a tutti, il teosofismo si atteggia come un esoterismo fondato sulle più antiche tradizioni sacre, compresi alcuni testi anteriori ad ogni documento conosciuto, come le famose Stanze di Dzyan, delle quali la signosa Blavatsky ha fornito il preciso commento nella sua Dottrina segreta.
Il contenuto della «dottrina segreta» – vol I°: Cosmogenesi; vol. II: Antropogenesi; vol III: Esoterica, sembra tratto dal Libro di Dzyan che solo H.P.B. aveva potuto consultare presso dei monaci tibetani e nel quale in 7 strofe viene presentata l’evoluzione del cosmo e in 12 strofe l’evoluzione dell’uomo. «La dottrina segreta espone tre tesi fondamentali: 1) Un principio onnipresente, eterno, senza limiti e invariabile sul quale è impossibile speculare perché supera l’immaginazione umana… È al di là di spazio e regni del pensiero – per dirlo con le parole le Mandukya “impensabile e indicibile”…Inoltre la dottrina segreta afferma: 2) L’eternità del cosmo in toto come stato illimitato che periodicamente diventa “campo di gioco di universi innumerevoli che appaiono e scompaiono ininterrottamente”, le cosiddette “stelle manifestanti” e le “scintille dell’eternità”. La seconda affermazione della dottrina segreta è quindi l’universalità assoluta di questa legge della periodicità . 3) L’identità fondamentale di tutte le anime con l’anima superiore universale la quale ultima è essa stessa un aspetto della radice conosciuta, e l’impegno di ogni anima, passare attraverso il ciclo di incarnazione o di “necessità” in concordanza con la legge ciclica e quella del Karma» (La dottrina segreta, vol I°).
B. I teosofi si rifanno a tradizioni orali dirette – persino grazie a contatti con Maestri invisibili, mediante esercizi segreti di meditazione. Dopo la morte di H.P.B. i «maestri» crebbero di numero e vennero organizzati in un ordine sistematico. Si sviluppò la dottrina della «Grande Fratellanza Bianca dei Maestri Ascesi» che regnerebbero sul nostro sistema solare con emanazioni di raggi di «energie spirituali» e che sovraintenderebbero alla realizzazione del «piano dell’universo» per mezzo delle religioni. Nel teosofismo una serie di insegnamenti sono trasmessi solo a membri “iniziati”.
C. Il teosofismo condanna l’evocazione dei defunti (che è il fondamento sperimentale dello spiritismo). Per i teosofi, gli spiriti intesi come l’intende lo spiritismo, non sarebbero altro che anime ancora molto appesantite dalla materia che, non riuscendo a distaccarsi dagli appetiti sensibili, si aggirano attorno agli uomini incarnati.
D. Mentre lo spiritismo distingue tre componenti dell’ essere umano (corpo materiale, anima e perispirito), nel teosofismo ce ne sono di più (corpo causale, corpo mentale, corpo astrale, corpo eterico, corpo di carne) con diversità a seconda delle scuole. L’anima dell’uomo deve essere considerata – nelle sue componenti superiori – come una scintilla sfuggita al mondo monadico, come una particella individualizzata dell’Anima dell’Universo e destinata, in quanto tale, dopo molte reincarnazioni, a ritornare finalmente in seno all’Unità. Le nostre vite successive sarebbero regolate dall’inesorabile legge del karma (ogni nostra azione ha prima o poi una sua automatica conseguenza attraverso esistenze successive). Pur cambiando corpo e personalità, tuttavia qualcosa di noi rimarrà fino all’epurazione totale, fino a ritorno finale in seno all’Unità.
E. La divinità penetra ogni cosa, ci avvolge ma, pur essendo al suo interno, noi non possiamo conoscerla nel senso abituale e l ‘insieme della realtà costituirebbe una gerarchia: il piano divino, il piano monadico, il piano spirituale, il piano dell’intuizione pura, il piano mentale, il piano astrale o emozionale, il piano fisico. La scala cosmica si trova in corrispondenza analogica nell’essere umano (che è come un microcosmo); nell’universo vi sarebbero sette mondi, ciascuno con una sua densità particolare, in ordine ascendente: dal mondo sensibile alla totale immaterialità che è la caratteristica del divino. Il teosofismo forma un insieme molto complesso, ha teorie sulla formazione dei mondi, dei continenti, sulla successione delle diverse razze umane. Eppure, nel teosofismo si ritrovano – ma con l’intervento della teoria tradizionale dei cicli – le grandi prospettive evoluzionistiche caratteristiche della dottrina spiritista: le idee di Evoluzione, di Progresso, di Armonia da costruire sono primordiali: Annie Besant, nel suo opuscolo La chiave della Teosofia, ha precisato molto bene la struttura fondamentale sulla quale poggia l’intera dottrina: «Noi crediamo in un Principio Divino universale, dal quale tutto procede e nel quale tutto si riassorbirà alla fine del grande ciclo dell’Essere. La nostra Deità è il misterioso Potere di evoluzione e di involuzione, l’onnipresente, onnipotente e anche onnisciente Potenzialità creatrice». Agli occhi degli adepti del teosofismo, evidentemente, nessuna rivelazione religiosa particolare potrebbe pretendere per sé l’infallibilità o l’esclusività; le diverse religioni debbono essere considerate come filoni tradizionali, ognuno dei quali ha un suo specifico ruolo, prefissato nel Piano Divino. Il Teosofismo si presenterà perciò come il mezzo per penetrare oltre le forme esteriori, come l’esoterismo nascosto nel profondo di ogni vita religiosa.
Nel teosofismo, come nell’occultismo in generale, l’essere umano deve elevarsi al di fuori della sua umanità, ma esso porta in se stesso il principio della sua ascesa. La sua volontà è la dominatrice delle sue energie; per mezzo di essa, egli unisce il suo «spirito allo Spirito universale esteso attraverso lo spazio» (Hartman). Questo teosofismo che non ha altro scopo se non quello di reggere tale forza nascosta negli uomini e nelle cose, parla seriamente della divinità dell’uomo, poiché ogni uomo è realmente giudice di se stesso, il dispensatore della sua gloria e della sua oscurità, l’arbitro della propria vita, la propria ricompensa e il proprio castigo (Leadbeater). Se la prova è fallita fra la nascita e la morte, se l’uomo non si giustifica da sé immediatamente, egli dovrà subire un’altra reincarnazione (Jacolliot).

IL CRISTO DEL TEOSOFISMO

In questa ottica i teosofi accordano a un Cristo più o meno mitico un’esistenza e un’autorità che ciascuno esplica e regola a modo suo. Ogni teosofo si fa dunque una propria idea di ciò che fosse la vita di Gesù. Per la Blavatsky, Gesù Cristo non figura nemmeno come un Mahatma. Occorre sapere che il teosofismo, ai suoi inizi, era violentemente anticristiano: «Il nostro scopo – diceva la Blavatsky – non è solo di instaurare l’induismo, ma di spazzare via il cristianesimo dalla faccia della terra». Solo con Annie Besant, che succedette alla Blavatsky, verso il 1895, Gesù Cristo trovò grazia agli occhi dei teosofi e divenne «il grande e divino istruttore, fondatore della Chiesa cristiana». La Besant restaurava così l’influenza del Cristo, andando anche più lontano: essa sognò un «Messia futuro» che, per l’occidente, sarebbe il ritorno del Cristo e, per l’Oriente, il ritorno del Maitreya. Il posto di Gesù è però inferiore a quello del Buddha, è pressapoco come quello degli altri Maestri o Istruttori ai quali gli scrittori teosofici prestano generosamente un’esistenza storica: Osiride, Orfeo, Mitra, Ermes, Dionisio, ecc. «Che si tratti di Mitra, Krisna, Bacco, Osiride, o del Cristo, è solo il nome che varia». Secondo la dottrina teosofica, quando un Maestro, un grande istruttore ha deciso di venire a istruire gli uomini, egli prepara fra loro un corpo dove incarnarsi. In questo modo duemila anni fa un giovane ebreo di nome Gesù, istruito nelle Scritture ebraiche, formato alla scuola della comunità degli Esseni, vicino al monte Serbai, si trovò degno – quando arrivato all’età di ventinove anni – di essere il tabernacolo di una potenza più augusta, di servire da tempio ad una presenza immensa. E il Signore di ogni Compassione e di ogni Sapienza s’incarnò in lui, e vi abito per tre anni della sua vita mortale. Il corpo umano di Gesù espiò il delitto d’aver servito il santuario della Presenza gloriosa di un Istruttore più che umano. Tuttavia, nel corso degli undici anni che seguirono la sua morte, Gesù continuò a visitare i suoi discepoli per istruirli nelle prime verità che sono dietro il velo.
Secondo il teosofismo moderno, le opere meravigliose del Cristo non sono dovute a un intervento diretto della divinità, ma al potere psichico di medium che Gesù possedeva operando insieme con i suoi Apostoli i quali erano essi stessi dotati di una qualità sensitiva straordinaria e formavano con lui, nel corso di sedute speciali, tenendosi le mani, un cerchio psichico della più alta potenzialità.

IL CRISTIANESIMO TEOSOFICO

«Per l’uomo non c’è altra redenzione che non sia la conoscenza di sé» (HARTMANN, Jehoshua, p.14 ss). La dottrina di Gesù può essere un aiuto per l’uomo perché «tutto ciò che insegnò era permeato dall’unica idea: uomo conosci te stesso» (Ibid, p.110). Sulla via della conoscenza di Dio, nell’uomo non c’è spazio per le verità dogmatiche. Quindi la fede è «indipendente da teorie o opinioni, da dogmi, ipotesi o conclusioni della ragione; essa è il presentimento della nascente presa di coscienza del sé della verità nel cuore dell’uomo» (HARTMANN, Magie, p. 98ss). Una tale fede in Dio e in Cristo in quanto divinità incarnata nell’uomo è un «necessità scientificamente fondata: a chi non sa credere nel proprio vero manca anche la forza divina necessaria perché il vero possa svilupparsi in lui e rivelarglisi» (HARTMANN, Mysterien, p. 167). Quindi la «preghiera teosofica» è un dialogo dell’uomo con il suo «Io Superiore», «suo Padre nel cielo». «Una tale preghiera non è esaltazione verso l’esterno, piuttosto il più alto rafforzamento della coscienza del sé nel nostro “Padre nel cielo”, nel nostro sé immortale. Va da sè che un uomo non può pregare quando non crede in se stesso» (Ibid, p. 158). La Bibbia, secondo il teosofismo, è un testo d’insegnamento della scienza occulta che non è rivelato in maniera divina, ma che contiene le «più alte verità della filosofia della religione». La Chiesa però l’avrebbe falsificata. Le chiese e le confessioni, secondo il teosofismo, si trovano nei pressi della magia nera, a causa del loro egoismo, delle loro costrizioni di fede e di coscienza, e a causa del loro clericalismo; si accettano solo come «indicazione che guida alla religione universale».
L’etica teosofica consiste nel perfezionamento del sé tramite la conversione al Bene del karma e non consiste nel comandamento dell’amore di Cristo.
In questi ultimi decenni l’interesse per il pensiero e l’insegnamento teosofico (l’idea della divinizzazione del sé, la dottrina del karma e della reincarnazione, e la dottrina dell’unità esistenziale di tutte le cose) è in crescita, generalmente tra persone che non conoscono o che conoscono solo superficialmente il cristianesimo; movimenti e gruppi gnostico-esoterici, soprattutto sulla scia New Age, assumono sempre più elementi del pensiero teosofico.