I cattolici e le streghe

Il sociologo statunitense Rodney Stark confuta la “leggenda nera” della caccia alle streghe. In
Spagna, l’inquisizione non le perseguitava. Anche nell’Italia cattolica il fenomeno fu limitato. Non
così nei Paesi protestanti.

Molto raramente “sociologia” fa rima con “apologetica” e ciò – evidentemente – non per motivi
linguistici, ma di metodo. Tuttavia, recentemente, proprio colui che è considerato il maggior
sociologo delle religioni vivente, nell’ambito di un suo ampio e articolato studio sul monoteismo,
pur nel rigore dell’approccio «value free» (cioè, privo di giudizi di valore) che caratterizza la
sociologia coltivata negli ambienti accademici, ha permesso a chi si vuole occupare di
apologetica di attingere a piene mani dai dati nudi e crudi elaborati in sede scientifica, sfatando
alcune “leggende nere” che riguardano talune vicende della storia della Chiesa cattolica.
Leggende che circolano ancora in maniera massiccia nella vulgata comune e di cui si trovano
ampie tracce sia nella saggistica storica che nella letteratura divulgativa.

Rodney Stark – ordinario di Sociologia delle religioni all’Università di Washington e padre (con
altri) della teoria dell’economia religiosa, che da qualche anno nell’ambiente accademico
prevale rispetto alla teoria della secolarizzazione come chiave per comprendere dal punto di
vista sociologico la situazione della religione in Occidente – è infatti l’autore del volume in lingua
inglese (ma di cui auspichiamo la traduzione italiana, pur con qualche debita precisazione su
sui ci soffermiamo di seguito) “For the Glory of God. How Monotheism Led to Reformation,
Science, Witch-Hunts, and the End of Slavery” (Princeton University Press, Princeton 2003).
Nel nostro Paese, l’attenzione sull’opera di Stark è stata richiamata dal collega Massimo
Introvigne – che con il sociologo americano è autore di un volume di prossima pubblicazione:
“Dio è tornato. La rivincita di Dio in Occidente”, Piemme, Casale Monferrato 2003 – attraverso
un’ampia e articolata recensione, disponibile per la consultazione sul sito del CESNUR, di cui
Introvigne è direttore.

In “For the Glory of God”, Rodney Stark prende in esame in particolare quattro vicende della
storia del cristianesimo in Occidente ritenute in qualche modo problematiche: le eresie
medioevali e la Riforma, la nascita della scienza, la caccia alle streghe e la schiavitù.
Particolarmente interessanti si rivelano le pagine sulla caccia alle streghe, una questione
storiografica che costituisce un capitolo significativo dell’ampia “leggenda nera” di origine
illuministico-massonico-marxista relativa all’Inquisizione (meglio sarebbe dire Inquisizioni, al
plurale).
L’autore dichiara di accostarsi alla questione esaminando prima di tutto la letteratura storica, ma
dedicando pure attenzione ai testi di carattere divulgativo e notando che, fortunatamente, le
opere più recenti hanno ridimensionato la stima relativa addirittura a nove milioni di vittime – che
peraltro compare ancora in alcune opere di carattere meno scientifico – quale risultato di una
lotta sommaria alle streghe e riducendola a una più realistica cifra di circa 60.000. Ciò,
naturalmente, non toglie nulla ai drammi individuali di chi ha rappresentato un’unità delle circa
60.000 vittime, ma mostra comunque con quanta disinvoltura i fautori della “leggenda nera”
hanno spacciato dati tanto stratosferici quanto irreali.

Se è vero che le scienze sociali della religione insistono sulla coesistenza nel tempo
dell’esperienza magica – propria della stregoneria – con quella religiosa, è altrettanto vero che,
secondo la distinzione tipica introdotta dal fenomenologo delle religioni rumeno Mircea Eliade
(1907-1986), la magia si distingue dalla religione in quanto l’esperienza magica più che
un’esperienza del divino o del sacro (ierofania) è un’esperienza del potere (cratofania), dove
l’uomo manipola il sacro e lo mette al proprio servizio. Se dunque l’uomo religioso invoca
l’intercessione di Dio, il mago e la strega pensano di manipolare forze soprannaturali o
preternaturali. È in questo senso che la Chiesa cattolica già a partire dalla Didachè (il più antico
manuale conosciuto per l’insegnamento cristiano) – e, ancor prima, dall’Antico Testamento – da
sempre condanna l’esperienza magica, la negromanzia, i sortilegi e la stregoneria come
pratiche superstiziose.

Dunque, è di fatto un luogo comune appartenente appunto alla “leggenda nera” l’idea per cui
all’Inquisizione sia da collegare automaticamente la caccia alle streghe.
Infatti da sempre per il Magistero cattolico la magia è in primis configurabile come superstizione
e per tale peccato, come per gli altri peccati, risultano competenti vescovi e sacerdoti
confessori. L’Inquisizione se ne occupava nella sua attività ordinaria soltanto se le pratiche
magiche lasciavano trapelare qualche sospetto di eresia. Abbiamo evidenza dai documenti
pontifici che i Papi raccomandarono sempre agl’inquisitori d’intervenire in relazione alla
stregoneria limitatamente ai casi in cui vi fossero presenti elementi tali da far supporre il
sacrilegio o l’idolatria, ovvero quando alla superstizione si aggiungeva, di fatto, l’eresia.
Come riferisce Stark, fra il XIV e il XVI secolo in Spagna il tasso degl’imputati di stregoneria
corrisponde allo 0,2 per milione di abitanti ed è il più basso d’Europa. Ciò, evidentemente, a
dispetto di quanti, sedicenti storici, nel corso dei secoli hanno diffamato la “famigerata” e
“sanguinaria” Inquisizione spagnola, che in realtà ebbe la funzione di impedire la caccia alle
streghe, reprimendo duramente non le streghe ma i loro aspiranti cacciatori. Non stupisce
pertanto se si nota che nelle Fiandre la caccia alle streghe cessò proprio con l’avvento
dell’occupazione spagnola.

La situazione evidenziata dal sociologo relativamente alla Spagna trova conferma anche nel
dato riferito all’Italia, dove nello stesso periodo si possono contare 14,4 imputati di stregoneria
per milione di abitanti. Altre zone tuttavia, presentano dati meno confortevoli: in aree di lingua
tedesca come la Svizzera si contano 376,9 imputati per milione di abitanti, mentre nell’area di
Norimberga il tasso sale addirittura a 956,5.

L’ampia divergenza fra le stime che si riferiscono a zone geografiche contigue, nel medesimo
periodo storico, non è da ricercarsi nella maggiore o minore diffusione della magia popolare,
che appare ben presente sia in Italia che in Svizzera (d’altra parte è nota l’espansione
dell’occultismo e del pensiero magico nel tardo Medioevo e nel Rinascimento). Piuttosto, se si
vuole trovare una differenza fra l’Italia e la Svizzera (o l’area di Norimberga) si deve notare sia
la debolezza dell’autorità centrale, politica e religiosa, sia la presenza di conflitti armati e di
anarchia politica e, in seguito, soprattutto nelle zone di lingua tedesca, di un forte conflitto tra
cattolici e protestanti.

Alla luce di questi dati il sociologo ritiene che la caccia alle streghe nasca dalla concomitanza di
tre fattori: 1) la pratica diffusa della magia e la sua interpretazione demonologica da parte della
teologia che, a partire dal Medioevo, ricercando il perché occasionalmente la magia “funzioni”
ritiene logico ipotizzare l’intervento del Demonio; 2) una situazione di conflitto religioso – quale i
ripetuti scontri fra cattolici e protestanti nel XVI secolo – che rende più difficile tollerare le
espressioni di dissenso; 3) la debolezza dell’autorità centrale che non riesce a opporsi con
successo alle proposte locali di perseguire le streghe.

Rodney Stark non è certo un apologeta e il suo scopo dichiarato è quello di studiare le
conseguenze sociologiche del monoteismo (e non di scrivere una “contro-storia”). Tuttavia la
sua lucida analisi ci consente – una volta in più – di confutare una “leggenda nera”: quella della
caccia alle streghe, a cui le autorità della Chiesa cattolica certamente si opposero e che
altrettanto certamente non favorirono e addirittura impedirono, proprio nel momento in cui
dilagava in Europa a livello popolare e locale una fobia antistregonica, legata direttamente alla
diffusione dell’occultismo e poi alla psicosi del demoniaco introdotta dalla Riforma protestante, i
cui eredi – sulla scia di Martin Lutero (1483-1546) e di Giovanni Calvino (1509-1564), di cui è
nota una certa ossessione per il demoniaco – si resero attori di una caccia alle streghe che
passa spesso sotto silenzio, ma di cui alcuni eventi storici – a partire dalla vicenda delle
“streghe” di Salem (Massachusetts, 1692), che ha ispirato molta letteratura horror – danno
testimonianza.

Dunque, nessuna persecuzione dei cattolici contro una religione pagana clandestina, secondo
un’idea notevolmente diffusa negli ambienti del revival neo-pagano contemporaneo; nessuna
prepotenza patriarcale e maschilista contro le donne, dato che molti dei condannati erano
uomini; nessun desiderio di impadronirsi dei beni degli accusati, che spesso erano poveri e
neppure alcun fanatismo del clero, dato che le campagne contro la stregoneria nascevano
molto spesso da iniziative popolari: la verità storica dimostra che le autorità ecclesiastiche si
opposero alla caccia alle streghe e il loro successo fu tanto più evidente dove il loro potere,
unitamente a quello dell’autorità politica, era più forte, come dimostra l’eloquente caso della
Spagna.

Le conclusioni di Stark – e ciò rappresenta il vero pregio e la forza “apologetica” intrinseca,
peraltro non intenzionale, del suo volume – appaiono credibili anche per chi analizza le vicende
storiche da una prospettiva diversa rispetto a quella cattolica, per il fatto stesso che l’autore
rimarca di non essere mai stato cattolico e precisa di non voler in alcun modo far proprio il
metodo dell’apologetica, ma unicamente quello dell’analisi sociologica. Al contrario, e a
conferma di ciò, lo stesso volume talora contiene affermazioni non in linea con l’ortodossia
cattolica (Stark ritiene, per esempio, valida la successione della Chiesa anglicana) che, se dal
punto di vista della fede cattolica “macchiano” purtroppo il testo di qualche errore dottrinale, da
un’altra prospettiva rendono l’autore disinteressato e perciò insospettabile e libero da qualunque
accusa di faziosità, rendendo ancora più inoppugnabili i suoi dati.

Di fronte ai pregiudizi degli storici
Nel suo lavoro di ricognizione e analisi della letteratura storica, Rodney Stark afferma di essersi
aspettato dagli autori di testi e manuali di storia pregiudizi di tipo materialista e marxista; tuttavia
afferma con sorpresa: “[…] quello cui non ero preparato era scoprire quanti degli storici che ho
dovuto leggere per preparare questo studio esprimono un anti-cattolicesimo militante, e quanti
pochi fra i loro pari abbiano obiettato a una litania di commenti dispregiativi di taglio anticattolico, talora espressi senza neppure rendersene conto” e prosegue: “[…] benché molti storici viventi oggi probabilmente non abbiano pregiudizi contro la religione cattolica, o almeno non più di quanti ne abbiano contro la religione in generale, spesso mantengono idee false senza rendersi conto che sono il prodotto dell’anti-cattolicesimo di passate generazioni” (For the Glory of God, pp. 12-13. Le traduzioni dall’inglese sono di Massimo Introvigne).
Ecco così spiegate in breve le origini di molte “leggende nere”, che non gettano le loro radici
nell’obiettività della storia, ma si fondano su letture dei fatti storici che nascono viziate all’origine
da pregiudizi ideologici.

“(…) la tesi che responsabile della caccia alle streghe sia anzitutto l’inquisizione (sia quella
romana, sia quella spagnola) non regge più alla prova dei fatti e dei documenti: che al contrario
dimostrano come sovente gli inquisitori siano stati un elemento di riequilibrio di fronte alle
istanze persecutorie emerse dal basso e a livello locale” (Franco Cardini, Quando le streghe
venivano salvate dagli inquisitori, in Avvenire, 29 agosto 1990).

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