Storicità di Gesù Cristo – Fonti extra cristiane – Petronio

Petronio fu consigliere letterario e maestro di stile alla corte dell’imperatore romano Nerone, succedendo a Seneca nel 62 d.C. La sua principale opera è il romanzo Satyricon, scritto tra il 54 e il 68 d.C. (più probabilmente negli anni 64-65). In esso viene descritta a lungo una lussuriosa cena del liberto Trimalcione la quale somiglia incredibilmente ad un brano del vangelo di Marco. Trimalcione si fa portare delle vesti preparate per la sua sepoltura invitando i convitati a considerare il pasto come il suo banchetto funebre: «”Porta anche dell’unguento e un assaggio da quell’anfora, con cui voglio siano lavate le mie ossa” […] Subito aprì l’ampolla del nardo, unse tutti noi e disse “Spero che possa piacermi da morto quanto da  vivo”. Poi comandò che fosse infuso del vino in una brocca e disse “Fate come se foste stati invitati ai miei funerali”» (Satyricon LXXVII,7; LXXVIII, 3-4). Una scena simile, come dicevamo, si svolge nel vangelo di Marco, precisamente in Mc 14, 3-9: «Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo […] “Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto”» (Mc 14, 3-9).

Un altro passo della cena sembra ricordare i racconti evangelici: «Mentre diceva queste cose, un gallo domestico cantò. Turbato da quella voce, Trimalcione comandò che fosse versato del vino sotto la tavola e che anche la lucerna ne venisse cosparsa. Poi passò l’anello nella mano destra e disse: “Non senza ragione questo trombettiere ha dato il segnale; infatti o dovrà scoppiare un incendio, o qualcuno dei vicini dovrà morire. Lungi da noi! Per cui, chi mi porterà questo accusatore riceverà un premio”. In men che non si dica venne portato un gallo da una casa vicina, che Trimalcione ordinò venisse cotto in pentola» (Sat. LXXIV, 1-4)10). Mentre nel resto della tradizione greco-romana il canto del gallo è preannunzio del giorno e della vittoria, mai presagio di morte, qui «è invece ritenuto annuncio di una sciagura mortale -unico caso in tutta la letteratura classica insieme al Vangelo- e il gallo è detto index, denunciatore» (I. Ramelli, Due testimoni della storicità dei Vangeli, Il Timone 2006, p. 28-29). Effettivamente la definizione petroniana del gallo come index, ovvero, in linguaggio giuridico, come denunziatore, accusatore, sembra ricordare la funzione che rivestì il gallo in Marco, ovvero quella di denunziare il triplice tradimento di Pietro (cfr Mc 14,30).

Sempre nel Satyricon compare anche l’episodio della matrona di Efeso, anch’esso pare avere reminiscenze evangeliche: «Una matrona di Efeso, […] avendo perso il marito, […] seguì il defunto persino nel sepolcro. […] Nello stesso tempo il governatore della provincia comandò che fossero crocifissi dei ladroni proprio accanto al sepolcro nel quale la matrona piangeva il recente cadavere. La notte seguente, quando il soldato che sorvegliava le croci affinché nessuno togliesse i corpi per seppellirli, notò un lume splendere tra le tombe e udì il gemito di qualcuno che piangeva […] volle sapere chi fosse e che cosa facesse. Scese quindi nella tomba. […] Dunque giacquero assieme non solo quella notte nella quale fu consumato il loro imene, ma anche il seguente ed il terzo giorno, tenendo certamente chiuse le porte del sepolcro. […] Ma i parenti di un crocifisso, come videro diminuita la sorveglianza, tirarono giù di notte l’appeso e gli resero l’estremo ufficio. E quando il giorno successivo il soldato […] vide una croce senza cadavere, atterrito dal supplizio raccontò alla donna quello che era successo. […] Ella disse allora di togliere il corpo del proprio marito dall’arca e di attaccarlo a quella croce che era vuota. Il soldato approfittò dell’ingegno dell’avvedutissima donna, ed il giorno dopo il popolo si meravigliava di come quel morto avesse potuto salire sulla croce» (Sat. CXI-CXII).

La citazione di un governatore provinciale (Pilato?), dei ladroni crocifissi, della guardia sepolcrale e dei tre giorni nel sepolcro, e infine il tema del trafugamento del cadavere (un’accusa rivolta ai cristiani già da tempo), «ci farebbero pensare ad una parodia del racconto della morte e risurrezione del Cristo»ha scritto lo storico del cristianesimo primitivo Andrea Nicolotti, ricercatore presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino. Ricordiamo anche la possibile parodia dell’eucarestia sia nelle allusioni di Trimalcione al vino, durante la cena, che nella affermazione di Eumolpo di possedere un grande tesoro e volerlo lasciare in eredità agli amici «a patto che taglino a pezzi il mio cadavere e se lo mangino alla presenza del popolo […]. Perciò io esorto tutti i miei amici a non sottrarsi alla mia volontà, invitandoli a mangiarsi il mio cadavere con lo stesso gusto con il quale avranno di certo mandato a quel paese l’anima mia» (Sat, CXLI, 2). L’allusione caricaturale dell’ultima cena di Gesù è evidente, riprendendo anche l’accusa di cannibalismo affibbiata a lungo tempo ai cristiani. Ma ci sono altri legami tra Trimalcione e la storia di Gesù: il protagonista del Satyricon afferma, ad esempio, di aver consultato un astrologo che gli ha predetto la morte dopo altri trent’anni, cosa della quale egli è persuaso. Trent’anni è anche l’età in cui morì Gesù. Anche lo stesso nome del protagonista, il rozzo villano arricchito Trimalcione, potrebbe essere una forma di parodia della Trinità cristiana: è di origine semitica e significa “tre volte re” (mlk in ebraico significa “re” ed è la parola che comparì nel cartiglio posto da Pilato sulla croce di Gesù: “Re dei re”).

Diverso tempo fa il teologo E. Preuschen, sottolineando le evidenti somiglianze tra il vangelo di Marco e i brani del Satyricon, sostenne (anche a causa dello stato degli studi sulla datazione dei vangeli del tempo) una imitazione di Petronio da parte dell’evangelista Marco (E. Preuschen, Die Salbung Jesu in Bethanien, in Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenschaft III 1902, pp. 252-253). La tesi è stata presto respinta: è impossibile pensare che un autore cristiano, determinato a testimoniare la vicenda di Gesù, copiasse da un romanzo assai famoso e diffuso, senza contare la satira dissacrante ben poco compatibile con la tragica morte di Gesù. Più recentemente, la studiosa Ilaria Ramelli ha ripreso la tesi di E. Preusche ribaltandola: sarebbe stato Petronio a parodiare il vangelo di Marco, e non viceversa (cfr. I. Ramelli, Petronio e i cristiani: allusioni al vangelo di Marco nel Satyricon?Aevum LXX 1996, p. 75-80). Bisognerebbe dunque retrodatare la composizione di questo vangelo a certamente prima del 66 d.C., data della morte di Petronio, mentre oggi la maggior parte degli studiosi la identifica nel 70 d.C.

Lo studioso A. Nicolotti ha scritto«l’ipotesi della parodia del racconto evangelico non pare così azzardata […]. Al di là di questi sviluppi assolutamente innovativi, qualora fosse anche solo provato un collegamento tra gli avvenimenti evangelici ed il romanzo di Petronio nel modo sopra esposto, saremmo di fronte alla prima velata testimonianza non cristiana di Gesù e della sua Chiesa, redatta nel tempo in cui gli apostoli Pietro e Paolo predicavano e subivano il martirio nella capitale dell’impero romano. Fino a quel momento, possiamo solo considerare questa chiave interpretativa come una interessante ipotesi che necessita di ulteriore approfondimento». La testimonianza di Petronio è assai utile nel confronto sulla datazione dei Vangeli, tuttavia non è di molta utilità nel nostro percorso dato che non solo non aggiunge nulla di nuovo ma le informazioni offerte sono chiaramente dipendenti dai vangeli, in particolare quello di Marco.

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