Satana nella vita dei Santi – San Benedetto Abate

Il Sommo Pontefice Paolo VI l’ha proclamato « Patrono d’Europa ».

Naturalmente non possiamo qui riferire tutti i fatti della vita di questo Padre e Fondatore del Monachismo occidentale, che ricordano le battaglie da lui subite da parte del diavolo tentatore, il quale prende di mira, principalmente, i più fedeli e perfetti seguaci del Signore.

Oltre ai fatti più conosciuti e comuni, si legge nella Vita del Santo, che, un giorno, mentre i Monaci stavano costruendo un muro ed egli era in cella pregando « gli apparve il Nemico e gli disse beffardamente : — Vo’ a fare una visitina ai fabbricatori —. Benedetto manda subito uno di corsa ad avvisare i confratelli, perché stessero attenti al pericolo, essendo vicino il Maligno. Ma sì! questi era arrivato prima del messo, sicché, quando giunse il monaco, la disgrazia era già avvenuta. Caduto il muro, aveva sepolto un povero monachino sotto le macerie.

Benedetto si fece portare davanti quel povero corpo tutto maciullato, lo fece adagiare sulla stuoia, proprio lì, dove pre gava. Ad un suo cenno, i fratelli escono dalla cella, e il Santo rimane dentro a pregare con grande fervore. Miracolo! Non era passata neppure un’ora, e il monaco, quasi già morto, veniva rimandato al lavoro più sano e vigoroso di prima.

Un giorno, nell’andare all’Oratorio di S. Giovanni, in cima al monte, incontrò quell’amico (il demonio), che, camuffato da veterinario, si avviava al monastero con un fascio di marrobbio e con il corno.

« Dove vai? » — gli chiede Benedetto.

« Vado a dare un calmantino ai Monaci » — rispose.

Il Padre trattenutosi lassù un po’ di tempo in preghiera, ri­ tornò subito indietro, e trovò che il Maligno, entrato in un povero monaco, mentre attingeva l’acqua, l’aveva buttato in terra e gliene faceva di tutti i colori.

Il Santo con una manata liberò il monaco, e da quel giorno il demonio non lo molestò mai più. (Dalla Vita del Santo, scritta da S. Gregorio Magno).

Giovanissimo ancora, passava le sue giornate nella preghiera e nella penitenza, in un’orrida spelonca presso Subiaco. Un giorno ebbe una brutta sorpresa : « la visita del vecchio Merlo (il demonio) che, proprio in forma dell’uccello omonimo, colto il momento in cui era solo, prese a svolazzargli intorno alla faccia e a sfregargli le gote, più impertinente e fastidioso di una mosca.

Benedetto poteva acchiapparlo, ma non volle. Con un Segno di Croce lo cacciò via. Scappò il negro uccello, lasciando, però, nel santo un tale strascico che, per liberarsene, gli toccò buttarsi sopra un letto di ortiche e di pruni, avvoltolandovisi nudo. Ne uscì con il corpo tutto una piaga; ma, così guarito nell’anima, da averne totalmente domato, com’ebbe a dire ai discepoli, il fomite del piacere » (S. Gregorio Magno).

Un giovane aspirante si era deciso ad uscire dal monastero, non volendone più sapere di consacrarsi a Dio. Nonostante gli ammonimenti, correzioni ed esortazioni del Superiore, si ostinava sempre più nel proponimento preso; tanto che fu lo stesso Supe­ riore ad imporgli un giorno di andarsene in santa pace. Ma, appena uscito dal Monastero, incontrò un dragone, che, con la bocca spalancata, stava lì lì per divorarlo. Spaventato, grida, con tutta la voce che aveva, perché venissero in suo aiuto. « Cor­rete, c’è qui un dragone che mi vuol divorare — gridava. Accor­rono i monaci, guardano, ma non riescono a vedere il dragone spaventoso. Lì non c’era altri che il giovane, il quale tremava come una foglia al vento. Lo prendono e lo riportano al mona­ stero più morto, che vivo. Appena tornato in sé, giurò che mai più avrebbe messo piede fuori del monastero. E mantenne il suo fermo proposito.

« Per l’orazione di quest’uomo santo (diceva, accennando a S. Benedetto), mi sono veduto davanti il demonio; e quando penso a chi sarei andato dietro, mi sento rabbrividire ».

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