Satana nella vita dei Santi – San Macario d’Alessandria

Fu un anacoreta del sec. VI. Si legge nella sua Vita che, ritornando un giorno alla sua cella, incontrò il demonio, il quale, con una falce in mano, tentò di segarlo a metà; ma, non potè farlo, perché, quando gli fu vicino, perdette le forze. Allora, colmo di rabbia, gli disse : « Grande violenza io patisco da te, Macario, perché, desiderando nuocerti, non posso. Gran caso! Faccio tutto quello che fai tu, ed anche di più, in digiuni, veglie, ecc… In una cosa sola tu mi superi ».

Quale? — chiese il santo. Rispose il demonio : « E’ la tua grande umiltà ».

Ciò detto, disparve.

Un giorno gli portarono un ragazzo, posseduto dal demonio; il Santo gli pose una mano sul capo e l’altra sul cuore, tenendovela a lungo e pregando fino a che non lo vide vacillare.

Allora il ragazzo cominciò a gonfiarsi come un otre, mandando grida e sudando incredibilmente. Quindi, si sgonfiò sino a tornare alle misure della sua normalità.

Il Santo, poi, lo unse tutto con olio benedetto e lo restituì al padre perfettamente guarito, prescrivendo che non gli venisse dato né vino, né carne sino all’età di quarant’anni…

Trovandosi egli una notte in orazione con i monaci suoi, vide quel luogo pieno di fanciulli neri, i quali andavano attorno ai monaci, schernendoli. Ad alcuni di essi premevano gli occhi con due dita, e quelli si addormentavano; ad altri mettevano il dito in bocca, e quelli sbadigliavano; ad altri si presentavano in forma di donne avvenenti; ad altri come fabbri al lavoro; ad altri come mercanti, intenti a vendere la propria mercé; ad altri, infine, come giuocatori, assorbiti dai loro divertimenti. Lo scopo di tutto questo lavorìo era quello di distrarre quelli che pregavano e distoglierli dalla meditazione.

Però, appena i demoni comparivano davanti ad alcuni monaci, cadevano subito a terra, come respinti da una grande potenza e forza invisibile.

Il che confermarono tutti i monaci, che il Santo interrogò dopo la visione. (Cfr. Costa, Op. cit., pp. 247 e 277).

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