Magie: quante sono? (seconda parte)

B. Classificazione dei vari tipi di magia secondo i diversi livelli di poteri magici

E’ però possibile introdurre un’altra tipologia del fenomeno magico. Essendo la magia l’esperienza del potere, si possono distinguere quattro tipi di magia riferentisi a quattro diversi livelli di poteri magici. Il livello di potere superiore, in genere, pretende di offrire i requisiti tipici del livello precedente, anche se tenderà a considerarli inferiori e meno significativi.

1. La magia pratica promette poteri da uti­lizzare nella vita di tutti i giorni per conse­guire risultati concreti: il successo, la felici­tà, la salute. Quasi onnipresenti sono i riti di gua­rigione, anche se nella magia recente l’ac­cento si sposta dal benessere fisico a quello psicologico e al miglioramento delle relazio­ni interpersonali. È noto così l’uso da parte di Heinrich Himmler di maghi per favorire le armate del Terzo Reich, come la mobilitazione in Inghilterra dei maghi cerimoniali per fron­teggiare l’assalto degli occultisti tedeschi.

2. La magia gnostica rappresenta una glossa al vecchio detto «sapere è potere». Ritiene che il posses­so di un sapere esoterico sulle origini del mondo, sulla vera natura dell’uomo e dell’universo garantisca di per sé l’accesso a livelli più alti della coscienza. Un caso tipico è costituito dalla Fraternità di Urantia, per la quale il possesso di un complesso sapere cosmogonico migliora la qualità della vita dell’adepto.

3. La magia evocatoria mira a evocare spi­riti, angeli, demoni (nel satanismo), spiriti della natura, di­vinità della mitologia antica, a cui chiedere servigi pratici o conoscenze segrete. Ma non mancano casi, come Dion Fortune (1890-1964) – fondatrice della Society of the Inner Light – dove l’evocazione viene perseguita per se stessa, essendo già in sé esperienza di potere ma­gico.

4. La magia della vita mira a vincere la morte e ad assicurarsi la certezza dell’im­mortalità. Per alcuni si tratta solo di una prepara­zione spirituale a morire. Vi sono cioè mo­vimenti come Damanhur che insegnano a morire, e ritengono che si possano program­mare le reincarnazioni. Per altri la preparazione si appoggia an­che su elementi materiali, come le tecniche di «alchimia spirituale», che mirano alla costruzione di un «corpo di luce», garanzia d’immortalità già nel corso della vita terrena, mediante l’utilizzo dell’energia sessuale. In alcuni testi di Aleister Crowley (1875-1947) – ma non tutte le pratiche crowleyane sono di questa natura – si tratta di una sessualità spinta fino al parossismo orgiastico, mentre all’estremo opposto vi è una magia sessuale cristianeggiante che richiede uno sforzo costante per eliminare ogni pensiero impuro. Così un movimento magico-cristiano come l’Archeosofia consiglia di invocare Cristo o di fissare lo sguardo su un’icona durante l’unione fra un uomo e una donna. L’alchimia del «corpo di luce» comprende due pratiche in cui il seme, fonte della vita, non si disperde fuori del laboratorio alche­mico, il corpo maschile, ma vi rimane per costruire il corpo d’immortalità. La prima prevede la ritenzione del seme; la seconda la sua assimilazione (spermatofagia). Le varianti sono notevoli: il seme, per esempio, può essere combinato con il sangue mestruale o le secrezioni femminili. Queste tecniche si trovano in contesti molto diversi, dagli Arcana Arcanorum (tecniche magiche attribuite a Cagliostro) delle massonerie «di frangia» dei riti egiziani alle cerchie più interne del martinismo, del neo­templarismo, della magia cerimoniale. L’immortalità cercata per alcuni consiste nel sottrarsi al ciclo delle reincarnazioni, per altri nel programmare una buona rein­carnazione. Infatti la tecnica della ritenzione del seme dovrebbe garantire l’uscita dal ciclo delle reincarnazioni, mentre l’assimilazione dovrebbe preparare la futura reincarnazione. E’ comunque necessario precisare che sarebbe comunque sbagliato ritenere l’alchimia del «corpo di luce» come una forma di esaltazione del libero sesso. Queste tecniche infatti richiedono preparativi così complessi e impegnativi che si rivelano assolutamente inadatti per i semplici libertini; in tal senso ha una sua paradossale verità il detto indiano «nessuno è più casto di un tantrista». Inoltre, occorre non genera­lizzare: se alcuni adepti di certi riti para­massonici, o alcuni gruppi martinisti, le se­guono, non si deve concludere che tutti i riti massonici o tutti i martinisti adottano le stes­se tecniche.